1. Stefano Benni.

Ho pensato di cominciare dall’ultimo scrittore che è venuto a trovarci a Murcia, circa un anno fa: Stefano Benni.

In gioventù avevo letto Terra! e il mitico Bar Sport, esilarante ritratto dell’Italia da bar, immutabile nel tempo. Poi, quando ho avuto i miei figli, ho comprato Stranalandia, un libro per bambini, ma apprezzatissimo da tutta la famiglia. Sarà perché i professori Kunbertus e Lupus, proiettati dall’esplosione del vulcano di Stranalandia nell’aula magna dell’Università di Buenos Aires, dove atterrano con tanto di scrivania, chiedendo senza scomporsi un tè freddo e cominciando tranquillamente a fare lezione, ci ricordano mio marito scienziato.

Quando è venuto Benni, però, mi è venuta voglia di leggere qualche sua opera più recente, così ho letto Spiriti.

Devo ammettere che all’inizio ho fatto un po’ di fatica. Ci sono tantissimi personaggi dai nomi stravaganti, molti dei quali, appunto, “spiriti”. Sono gli spiriti della natura che, in un’atmosfera apocalittica da fine del mondo, cercano con tutti i mezzi di contrastare l’organizzazione di un megaconcerto di beneficenza, simbolo della superficialità, ipocrisia e leggerezza della nostra società. Sì, perché già dopo poche pagine si capisce che il mondo fantastico inventato da Benni non è altro che il nostro. Non è da tutti scrivere un libro sul distacco dell’uomo dalla natura con le sue nefaste conseguenze, sulla futilità della guerra e il disfacimento della società che nello stesso tempo riesce a essere divertente e tutt’altro che deprimente.