8. Paola Mastrocola – Non so niente di te

Prima o poi nella vita di ognuno di noi arriva il momento in cui ci domandiamo se abbiamo fatto le scelte giuste, se facciamo davvero la vita che avremmo voluto fare. Forse dovremmo spingere la domanda un po’ più avanti e chiederci se queste scelte le abbiamo fatte davvero noi.

Paola Mastrocola in “Non so niente di te” ci racconta la storia di Filippo, rampollo ubbidiente e apparentemente felice di una famiglia benestante, che per anni ha fatto ciò che tutti si aspettavano da lui: laurea in economia alla Bocconi, master alla London School of Economics, adesso è a Stanford dove sta facendo il dottorato. O almeno così crede la sua famiglia fino al momento in cui non giunge la notizia che Fil è stato visto a Oxford, dove si è recato a dare una conferenza seguito da un nutrito gregge di pecore! Sembra incredibile, eppure è vero.

I suoi famigliari nel tentativo di rintracciarlo (telefono spento, niente Facebook) e di capire cosa sia successo, a poco a poco si rendono conto che tra l’immagine che loro si sono costruiti di Filippo e la sua vera personalità c’è un abisso. Ma come è possibile che non se ne siano accorti? In fondo sono bravi genitori, attenti, che hanno sempre cercato di fare tutto il possibile per i figli.

Ed è qui vengono fuori alcuni dei temi cari alla Mastrocola: siamo sicuri che la felicità si trovi in quello che gli altri vogliono da noi? I genitori sono capaci di guidare i propri figli senza segnare troppo pesantemente la strada? In altre parole, sono capaci di vedere le potenzialità dei figli e aiutarli ad inseguire i loro sogni, o piuttosto scelgono per loro? E ancora: perché la felicità dovrebbe stare dove i più pensano di trovarla (una carriera brillante, un lavoro prestigioso e ben pagato)? Perché non la si può trovare in una vita tranquilla e ritirata, nelle cose semplici?

Tutto questo si ricollega a una questione più ampia; quella della scuola di oggi e della quasi “ineludibilità” degli studi universitari, che Paola Mastrocola ha trattato in altre opere come il saggio “Togliamo il disturbo”: ha senso che tutti oggi vadano all’università, anche chi ha sempre odiato studiare e sarà comunque uno studente mediocre? Perché i mestieri manuali sono disprezzati e considerati di serie B? È colpa della scuola di oggi che forse non ci prepara nel modo adeguato? In ultima analisi dove sta andando a finire la nostra società?

Su questo argomento ha anche avuto un interessantissimo dibattito con lo scrittore Alessandro Baricco, che potete vedere qui https://www.youtube.com/watch?v=LByQoNAqOzs

Come diceva Renzo Arbore in uno spot della birra di tanti anni fa: “Meditate, gente, meditate”.